IL PERICOLO DELLE RADIAZIONI emesse dai cellulari è insieme preoccupazione costante, soprattutto per medici ed esperti, e problema inesistente, soprattutto per tutti noi che usiamo il telefonino senza pensare, o non volendo pensare, a cosa potrebbero provocare le onde emesse. La non chiarezza delle ricerche effettuate e le posizioni contrarie di diverse scuole di pensiero rendono poi la questione presente ma realmente lontana.
L’ultimo studio parte dai laboratori della Fondazione Ramazzini, che ha avviato un esperimento su 2400 topi per studiare gli effetti delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari. Gli animali sono sottoposti a tali onde per tutta la loro vita e solo nel 2009 saremo in grado di avere delle risposte certe. L’obiettivo è quello di simulare le condizioni di vita di un individuo esposto ai campi magnetici fino dalla nascita per il corso della vita. Ma neanche il risultato di tale esperimento porterà a un punto fermo.
Tutto ebbe inizio nel 1993, in seguito alla denuncia di un americano, David Reynard, che accusava diverse aziende produttrici per aver causato la morte della moglie, colpita da un tumore al cervello. La causa non fu vinta dall’americano per mancanza di prove scientifiche, ma da quel momento la paura e l’“ansia da cellulare” comincia a dilagare in tutti gli Stati Uniti. E proprio da lì hanno origine differenti progetti, tra cui Interphone, che vede l’unione di 13 paesi europei uniti nella ricerca sul cancro.
Non c’è accordo, tuttavia, sul fatto che i risultati ottenuti da ricerche su animali possano essere affidabili anche per gli esseri umani, dal momento che i danni delle onde deriverebbero dal riscaldamento provocato dalle radiazioni; inoltre non è possibile affidarsi completamente ai risultati istantanei, poiché molti tumori si sviluppano solo dopo 20 o 30 anni di esposizione alle onde. Gli esperti sembrano non aver rilevato, almeno fino allo stadio attuale della ricerca, alcun dato che possa ritenersi preoccupante.
L’università di Zurigo, d'altra parte, e non è che un esempio, ha condotto ricerche dello stesso tipo su bambini dai 10 ai 13 anni, dimostrando come un uso eccessivo del cellulare, particolarmente in soggetti di quell’età, provochi disturbi del sonno e dell’attenzione; stessi risultati derivano da una ricerca in Gran Bretagna, sempre su bambini, dove sono stati utilizzati dispositivi in grado di misurare l’attività delle onde celebrali. Il dottor Gerald Hyland, consulente del Governo inglese proprio in materia di telefonia cellulare, ha definito i risultati "estremamente preoccupanti", ed ha aggiunto che "c'è da chiedersi se è il caso che i bambini, il cui cervello è in fase di sviluppo, continuino ad utilizzare i cellulari".
Gli apparecchi di ultima generazione, ad ogni modo, emettono solo un quarto delle radiazioni rispetto ai primi cellulari: può darsi pertanto che la risposta e le risposte saranno date proprio dalla tecnologia stessa. Intanto, però, studiosi e medici consigliano, oltre a misurare l’uso del cellulare, cosa ormai difficile, a controllare le proprio ansie e paure che talvolta sembrano essere più dannose degli effetti stessi delle onde.
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